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La famiglia, la pizza e il successo, un articolo di 50 Top Pizza dedicato alle famiglie coese, come quella di Umberto Ristorante

gennaio 28th, 2020

dalla nuova newsletter di 50 Top Pizza e 50 Top Italy, un’intro a cura di Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere

Cosa sarebbe l’Italia senza le famiglie unite? Assolutamente nulla visto la burocrazia che non funziona e la politica sostanzialmente inadeguata alle sfide globali. Del resto il made in Italy, nella moda come nel food e nel vino, è una continua storia familiare.

Questo vale anche per la pizza, il vero segreto del successo artigianale, la capacità di colmare i vuoti, personalizzare il rapporto, dare energia che solo l’amore tra le giovani coppie e quello per i figli può dare in una vita di sacrifici. Partiamo allora dal significato teologico della pizza e proseguiamo con lo psicologo che ci spiega il valore della famiglia nel lavoro, una risorsa che vale diecimila asserzioni bocconiane. Poi vi diamo due coppie di famiglie storiche come Di Porzio e Rossi e nuove come Seu e Quintili, i nuovi astri nascenti della pizza a Roma. Alla base l’amore, l’equilibrio, il sacrificarsi l’uno per l’altro. Certo, non vogliamo essere bacchettoni, la famiglia unita e i matrimoni indissolubili non sono la chiave del successo che può arrivare, e arriva, anche quando ci sono diverse condizioni. Ma è inutile negare che la famiglia è il tapis roulant più naturale nel nostro sistema italiano e che inevitabilmente quando saltano gli equilibri, le ripercussioni si hanno anche sul lavoro.

I primi cento anni della famiglia Di Porzio
di Emanuela Sorrentino

Il legame con i clienti che passa attraverso i rapporti familiari dei titolari e si tramanda di generazione in generazione. La famiglia Di Porzio, o meglio la coesione della famiglia, è la forza del ristorante Umberto in via Alabardieri, nel quartiere Chiaia a Napoli.

Una storia che inizia nel 1916, quando Ermelinda e Umberto Di Porzio aprirono un piccolo locale conosciuto come la trattoria di “Don Umberto”, poi è toccato ai loro figli e ora alla guida ci sono i nipoti dei fondatori. E come per i titolari, lo stesso avviene per i clienti: prima i nonni, poi i genitori ed ora i figli con i nipoti sono tra gli abituali frequentatori del locale.

«Gestiamo il ristorante con la passione e la competenza che ci si può attendere da una famiglia impegnata da più di un secolo nell’accoglienza e nella riproposizione delle ricette, dei vini e dei piatti della cultura enogastronomica partenopea»

è questo il benvenuto che si legge sul sito web del locale ed è l’essenza del pensiero di Massimo Di Porzio, amministratore del ristorante Umberto, dove lavora quotidianamente con le sorelle.

«Oltre al buon cibo e alla pizza fatta con lievito madre naturale e con pochi e freschissimi ingredienti soprattutto locali, come dai dettami tradizionali salvaguardati dall’associazione di cui faccio parte – spiega Di Porzio, vicepresidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana – è il valore emozionale che fa la differenza, un valore che solo anni di gestione familiare può trasmettere a noi titolari, ma anche e soprattutto ai clienti.

Siamo sempre stati abituati a vivere il ristorante come nostra seconda casa. Ricordo con i miei genitori Maria e Giuseppe i giorni di festa trascorsi qui con le mie sorelle Lorella, Roberta e Linda che ancora oggi sono presenti: Lorella mi affianca e si occupa di spese, approvvigionamenti e scelta dei vini, Roberta ci coadiuva nelle decisioni da prendere e Linda fa l’architetto e ovviamente sull’estetica la coinvolgiamo in pieno».

Ma quali sono i vantaggi della gestione familiare e quali i punti deboli?

«Sicuramente occorre trovare il giusto equilibrio: i legami familiari sono importanti perché ti consentono di avere interlocutori attenti che ci mettono il cuore in tutto, insomma il singolo proprietario ha sempre “le spalle coperte” derivanti proprio dal legame con la propria famiglia e dalla condivisione di tutte le esperienze, da sempre, che siano positive o negative. Lo svantaggio, se così vogliamo dire, deriva a volte nella gestione dei rapporti familiari, dagli equilibri che bisogna tenere, anche in considerazione dell’ingresso in azienda delle nuove generazioni. Lavorare in famiglia a volte ti fa perdere un po’ la lucidità nel valutare diverse situazioni, ed è qui che deve subentrare il buon senso e soprattutto il dialogo costante. Insomma, ragionare con mente e cuore sempre».

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