Franca Ambrosio, La mia Napoli
01-02-2012

Piazza dei MartiriPiazza dei Martiri
Palazzo Donn'AnnaPalazzo Donn'Anna
Piazza DantePiazza Dante
Piazza del PlebiscitoPiazza del Plebiscito
Porta San GennaroPorta San GennaroFranca Ambrosio, nata a Catanzaro, ha conseguito la laurea in architettura presso l'Università degli Studi di Reggio Calabria.
Fin da ragazza ha dimostrato un innato talento verso il disegno e successivamente la pittura ed un immenso amore verso tutte le forme d'arte.
Ha partecipato nella sua città natale a mostre personali, collettive ed estemporanee, vincendo dei premi e ottenendo delle menzioni d'onore.
La sua versatilità nel disegno l'ha portata a sperimentare diverse tecniche artistiche e a spaziare tra differenti generi, passando dal ritratto alla natura morta, dal paesaggio al soggetto di animali.
La mostra La "mia" Napoli vuole essere un omaggio a Napoli, città in cui vive da quindici anni e che considera sua città d'adozione.
Fonte di ispirazione è dunque la città, che ama raccontare in acquarello, attraverso i suoi immensi, coloriti e meravigliosi scorci.
Elenco delle opere esposte
- Piazza dei Martiri
- Largo Corpo di Napoli
- Piazza Plebiscito
- Palazzo Serra di Cassano
- San Nicola a Nilo
- Piazza San Domenico Maggiore
- Chiostro dei Girolamini
- Port'Alba
- Porta Capuana
- Palazzo Venezia
- Ponte di Chiaia
- Castel dell'Ovo
- Palazzo Donn'Anna
- Castel Nuovo
- Piazza Dante
- Piazza del Gesù
- Dalla Certosa di San Martino
- Piazza Sannazzaro
- Sant'Eligio Maggiore
- Piazza S.Gaetano e vico Cinquesanti
Franca Ambrosio tel. 081/7283976 e mail francambrosio@gmail.com
Send this page to a friend | PrintBruno Bruno (B²), Emozioni
17-11-2011

Patriot OnePatriot One
L'IconoclastaL'Iconoclasta
L'IncontroL'Incontro
InerziaInerzia
LudicaVirgoLudicaVirgoBruno Bruno (B²) è nato a Napoli, dove vive e lavora nel suo studio alle Rampe Brancaccio n° 49; in mostra da Umberto dal 22 novembre p.v. con 'Emozioni'.
Ha studiato all'Accademia Pietro Vannucci di Perugia, dove ha frenquentato i corsi di pittura e restauro, e dove inizia a formare la propria identità artistica.
Approfondisce poi, la tecnica pittorica ed i contenuti delle opere del fiammingo Bosch, poi quelle dei maestri del surrealismo Dalì, Ernst, Magritte, Tanguy,
Successivamente è con occhi nuovi e con nuova sensibilità che rivede e rivive l'arte dei maestri del passato. In uno spazio surreale, nella paradossale immobilità di un tempo che passa inesorabile dimensioni sconosciute riaffiorano sulla nuda tela come retaggio metafisico dechirichiano, in cui vuote e improbabili architetture ed esasperate prospettive, simboleggiano un profondo senso di solitudine e di alienazione dell'essere umano.
Ripercorre, attraverso sapienti giochi di linee e colori, le forme astratte delle arti non figurative del secolo scorso, riproponendole in una visione del tutto personale: in un universo ricco di contenuti onirici, di atmosfere rarefatte ed irreali, in cui ogni cosa evoca ricordi lontani, sogni dimenticati, ma inconsapevolmente riposti in angusti meandri della memoria.
Ha partecipato a molte e prestigiose mostre e manifestazioni sia nazionali che internazionali.
Send this page to a friend | PrintNicola Piscopo, al di là del visto e del visibile.
07-09-2011

Peper onePeper one
Insalata con ditaInsalata con dita
MargheritaMargherita
Il Pesce in manoIl Pesce in mano
Letto ha lettoLetto ha lettoNicola Piscopo, napoletano classe 1990, frequenta dapprima il Liceo artistico e poi s'iscrive alla classe di pittura attiva presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Nonostante la giovanissima età l'artista vanta un ottimo curriculum. Di recente ha concluso la mostra personale "Tra significato e significante", iniziativa che ha meritato la prestigiosa location di Villa Bruno nel comune di San Giorgio a Cremano. E' inoltre autore del Palio di Bomarzo ed è tra i fondatori dell'iniziativa partenopea "Arteingiro", mostra itinerante che ha coinvolto artisti ed opere a spasso in una vera città-museo.
Affezionato alla pastosa cromia della pittura ad olio, Piscopo matura ben presto un linguaggio che spazia dal figurativo deciso, di chiara marca surrealista, a visionarie astrazioni oniriche che fondono parola ed immagine in un incontro di sinestesie e rapporti semantici tra significato e significante. Le parole definiscono concetti ed immagini mentali che solo la ricerca pittorica può far rivivere, smascherando, sul filo dell'ironia, controsensi e paradossi della realtà.
Send this page to a friend | PrintCoriandoli by Patrizia Balzerano
01-12-2010

PartenopePartenope
Domenica a Via CaraccioloDomenica a Via Caracciolo
Merlutto di luci ad IschiaMerlutto di luci ad Ischia
La TombolataLa Tombolata
Alba su NapoliAlba su Napoli"Coriandoli"
Patrizia Balzerano, napoletana, è diplomata in figurinismo, ceramica e arredamento d'interni.
Dopo un'intensa attività di decoratrice e di stilista, si è definitivamente dedicata alla pittura dall'estate del 1990, ispirata dal grande amore per l'isola d'Ischia, suo luogo d'infanzia, dove è nato il suo stile "mediterraneo", realizzato prima con tempera, poi con acrilico e colori ad olio.
Nel 1994 la sua prima mostra ufficiale presso lo spazio "Intra Moenia" a piazza Bellini, a Napoli. Negli anni successivi ha esposto sempre a Napoli al Circolo Nautico Posillipo, alla Galleria "L'Ariete", poi a Roma presso la galleria "RDF", fino ad arrivare al novembre 2002 dove, attraverso la "Koine" di Ciro Vecchiarini, nel suggestivo chiostro di Santa Maria La Nova, si svolge una mostra-evento di grande successo, replicata, dopo due anni, alla Città della Scienza. Le sue opere sono pubblicate sul sito multimediale della Biblioteca Nazionale di Napoli.
La sua pittura è entrata anche in ambito scenografico, con la realizzazione de "L'Osteria di Marechiaro" di G. Paisiello, Andata in scena nel 2006 al Teatro Comunale di Cagli (PU).
Ha partecipato a numerose mostre collettive a Napoli, Roma, Amalfi, Salerno, Ischia, Orbatello, Capri, Punta Ala, Padova, Bari.
Si dedica inoltre al design di gioielli e alla realizzazione di trompe-l'oeil. (http://www.balzerano.altervista.org/)
"E lo stile di Patrizia Balzerano non vuole rigidi schemi, classificazioni: c'è quasi uno scambio di emozioni, nate dal riemergere di sensazioni perdute e ritrovate sulla tela, pronte ad imprimersi nella memoria, come aquiloni dondolanti nell'aria di un aprile napoletano... " [Mimmo Liguoro, 1997]
Send this page to a friend | PrintGianni Abbamondi
01-09-2010

S.M.CastellabateS.M.Castellabate
S.M.CastellabateS.M.Castellabate
AstrattoAstratto
S.M.CastellabateS.M.Castellabate
S.M.CastellabateS.M.Castellabate
Gianni Abbamondi
Un incontro tra passato e mondo contemporaneo, tra il figurativo e l'astratto.
Dopo molte personali effettuate negli anni 80 e 90 e recenti collettive, Gianni Abbamondi si ripresenta al pubblico opere eseguite tra la fine degli anni 90 ed oggi attestanti l'evoluzione artistica avvenuta sempre tesa alla ricerca delle armonie cromatiche e della sintesi.
Nelle opere si conferma la versatilita' e la capacita' di trasferire in modo poetico e con forte senso della luce e del colore le impressioni ricevute dalla natura, eterna ispiratrice delle sue opere.
La passione ed ...oltre rappresenta un magnifico connubio tra armonia visiva e ricerca dell' emozione da trasferire agli osservatori e mostra come, pur senza uscire dagli schemi, si possa incidere sulla loro emotivita'.
Send this page to a friend | Print'Eating in Art' di Art Manjù®
19-05-2010

Liquidity_60x80Liquidity_60x80
Funny Ghost_70x50Funny Ghost_70x50
Laughing sun_55x40Laughing sun_55x40
Ball Fish_60x50Ball Fish_60x50
Little Bears_70x50Little Bears_70x50Art Manjù
Il nome deriva da Ma=Manuela, Njù=soprannome datole dagli amici d'infanzia, Manju senza accento dolce giapponese che esprime la sua golosità!
Percorso artistico
Nasce nel 1973 a Napoli. A 7 anni vince il premio per il Disegno Espressivo, concorso bandito dall'Istituto di Pedagogia di Napoli. Il premio, consisteva in un'Enciclopedia delle Regioni d'Italia che a tutt'oggi conserva gelosamente. Ben presto, da autodidatta, pasticcia con le tempere ad acqua. Ad 11 anni si diverte nel frequentare un corso di Ceramica. In Sicilia, apprende la tecnica del disegno su vetro a piombo. Durante un viaggio a Venezia è profondamente colpita dai surrealisti, facendo suo un incipit del manifesto di Breton che definisce: Il Surrealismo, come puro automatismo psichico con il quale ci si propone di esprimere.
Del pensiero surrealista Manjù ammira la riconsiderazione della componente irrazionale della creatività umana e la volontà di esprimere, attraverso l'arte, le manifestazioni dell'inconscio in totale libertà, trovando riferimento teorico nelle ricerche psicoanalitiche di Freud che approfondirà laureandosi in psicologia.
È affascinata dagli Espressionisti e dagli Astrattisti di cui condivide l'orientamento artistico volto ad esprimere più sensazioni ed emozioni, condizioni spirituali o esistenziali che a rappresentare la realtà oggettiva, ricerca forme ed immagini del tutto inedite e diverse da quelle già esistenti.
Incontra, grazie all'amico e ideatore del logo l'artista e grafico Lu Astell, i pittori napoletani Giuseppe Zevola e Salvatore Vitagliano con i quali esporrà nel 2008.
Approfondisce la sua conoscenza sugli Impressionisti, l'arte concettuale e l'informale. Sentendosi carente nel disegno e nella pittura dal reale, prende lezioni dal giovane pittore napoletano Marco Chiunchiarelli, il quale le dirà «Abbiamo capito che il reale non è per te, ma i tuoi quadri sono gustosi lo stesso :-)»Nel 2007 trova uno stile personale, con tecnica acrilica e digitale.
Approfonditi gli studi psicoanalitici e appresa la somministrazione del reattivo di Rorshach, avendo una sua personale passione per i Frattali ed un ricordo infantile del Caleidoscopio, crea la sua "Manjù Trasformers" che trova applicazione di ogni genere e dove ciascuno può proiettare ciò che desidera.
Nel 2008 espone personalmente per la prima volta le sue sfrenate fantasie cromatiche, utilizzando come supporto per la sua digital-art il forex.
Nel 2009 si diletterà nel creare illustrazioni di libri per alcune case editrici e a donare alcune delle sue immagini per rallegrare la sala d'attesa dell'Ospedale Monaldi della sua città. Si cimenta nello sperimentare vari tipi di resina su tela fina in acrilico.
Send this page to a friend | Printbianco su nero di milo manara - comicon 2010
20-04-2010





Si conferma il legame tra il Napoli COMICON Salone Internazionale del Fumetto (Castel Sant'Elmo/Mostra d'Oltremare dal 30 aprile al 2 maggio) con lo storico ristorante Umberto, con un omaggio al grande Milo Manara che sarà anche ospite del Salone.
Dal 20 aprile al 9 maggio le sale del ristorante Umberto ospiteranno l’inconfondibile tratto in bianco e nero dei fumetti storici del maestro veronese, al fianco di serigrafie a colori.
Send this page to a friend | Print'Tre sensi: gusto, vista e tatto' by Diego Mancino
25-02-2009

Piccoli PesciPiccoli Pesci
SpiraleSpirale
PosidoniaPosidonia
Corallo BiancoCorallo Bianco
Corallo RossoCorallo Rossogusto di un prelibato piatto preparato dallo chef, vista degli acrilici di Diego Mancino, tatto come senso tattile cercando il contato diretto con il quadro
Diego Mancino è un professionista napoletano che
iego Mancino è un professionista napoletano che non è stato sempre artista o meglio è un artista che acquista la consapevolezza di esserlo quando ha sentito il bisogno, sempre piu' imperioso, di comunicare agli altri la parte più sensibile di se attraverso la pittura.
Non ha frequentato corsi specifici, non ha studiato all'Accademia, ma si è lasciato guidare nel suo percorso creativo dall'istinto. E' l'istinto che lo ha spinto a gettare sulla tela le immagini elaborate ed estrapolate dal suo immaginario, e a materializzarle su di essa con l'uso sapiente delle mani. Unici strumenti d'ausilio qualche spatola e qualche pennello, usati con moderazione solo per delineare con maggior evidenza i contorni delle figure. Fondamentale la scelta dei colori: volutamente forti e vibranti, e accostati a contrasto per creare originali contrapposizioni, capaci di attrarre per il loro magnetismo. Una tecnica inedita, dunque, che non trae ispirazione da nessuno dei grandi maestri della modernità, ma che ha già regalato a Diego numerosi estimatori. In più occasioni, infatti, l'artista ha esposto le sue opere ed ha sempre ottenuto un riscontro più che positivo di pubblico e di critica. Quella di settore, infatti, ha già accolto con molto favore il nuovo concetto di astrattezza proposto nei suoi quadri.
Effettivamente l'universo che esprime nella maggior parte delle sue opere può sembrare astratto, ma a ben vedere ad essere rappresentati sono soggetti ben determinati, interpretabili secondo una chiave di lettura suggerita ma non imposta dall'autore, che lascia poi ciascuno libero di cogliere le sensazioni più consone al proprio vissuto e alla propria personalità. La principale fonte di ispirazione è per Mancino la realtà che lo circonda, non necessariamente però quella contemporanea: molti dei temi che gli sono cari affondano in realtà le loro radici nel suo passato, specie quello fiabesco e incantato dell'infanzia, teatro di momenti vissuti con intensità e rimasti impressi nell'anima per sempre.
Non sono i "soliti" quadri quelli di Diego Mancino: superficie piatta, immagini da gustare con gli occhi, emozioni visive, insomma. I quadri di Diego sono realizzati a rilievo e sono talmente coinvolgenti che viene voglia di toccarli, di seguirne il disegno con la mano, in un'esperienza polisensoriale che coinvolge vista e tatto.
La passione per il mare rimane il motivo predominante della pittura di Diego Mancino che proprio per questo tema ha voluto sperimentare una speciale tecnica di applicazione materica per un effetto che consente all'immagine di uscire dalla tela.
Il risultato più singolare di questo procedimento sono le opere "Corallo" dove intersecati rami prendono vita a rilievo grazie a una pasta di pietriccio naturale colorata sempre a contrasto con il fondo della tela. La sua idea sul "Corallo" molto si rifà all'etimologia greca "kura-halos", che significa " forma umana".
I rami del corallo rappresentati dall'artista spesso ricordano, infatti, la forma di una mano ora protesa, ora aperta al contatto dando all'immagine proposta un carattere sicuramente vivo. Ad attrarre è il particolare "rilievo" capace di dare un'illusione di tridimensionalità. Gli effetti, che scaturiscono dall'applicazione di un insieme di tecniche, incuriosiscono al punto che invogliano a toccare per verificare la consistenza dell'opera.
Il fondo pittorico viene rappresentato in una sorta di filosofia visiva tutta imperniata ad abbracciare il fascino del Mediterraneo ora blu intenso, ora imperniato dai colori dell'alba e del crepuscolo, ora nero intenso come a presagire l'arrivo di una tempesta.
Un branco di "piccoli pesci" visto con occhio infantile nuota libero in un blu profondo venato con leggeri effetti di chiaroscuro. Piccole individualità precise ben distinte all'occhio che guarda da vicino. Lo sguardo che si allontana vede invece entità che man mano si confondono fino a fondersi in un'unica armonia. Il metodo è quello di un intervento manuale sul processo di sviluppo pittorico per rappresentare l'essenza della vitalità di piccole creature che per istinto seguono la scia sicure che la loro forza può essere quella di restare con gli esseri della propria specie.
Il Mare è vita ma anche morte. Lo stesso branco si muove ora in un rosso carico segnato da sfumature dai toni più o meno intensi. E' il colore della mattanza che sia che causata dalla mano dell'uomo che da una specie più grande asseconda, comunque, la legge inesorabile della natura. Ma l'artista sente di dare alle piccole creature sempre la stessa energia come simbolo di una libertà che non si vuole perdere fino alla fine.
La "Posidonia" unica pianta erbacea che si è adattata a vivere nelle profondità marine diventa uno dei motivi di ispirazione di Diego Mancino che in una serie di opere che da lei prendono lo stesso nome, la rappresenta nella sua essenzialità fatta di nastri filiformi che si protraggono verso l'alto. Una pittura sempre a contrasto di due colori che lascia immaginare le foglie che seguono il moto ondoso attenuando la sua forza di erosione dei litorali. E' il ricordo dei fondali di Baia, Bacoli e di tutta la zona flegrea che riaffiora nella mente dell'artista, dove la specie ha colonizzato immense distese contribuendo alla salvaguardia dell'ecosistema del territorio. E Mancino ha voluto sottolineare la funzione importantissima di queste praterie sottomarine realizzando anche una versione di bianco su bianco intesa a sottolineare il ruolo fondamentale della Posidonia nella ossigenazione delle acque.
La realtà che lo circonda rimane per Diego Mancino il principale stimolo di capacità creativa anche se molto spesso non rientra nella contemporaneità ma in momenti vissuti durante l'infanzia e rimasti impressi come un marchio nell'anima perché legati a particolari eventi.
Come le opere racchiuse nella serie "Le Girandole" che cercano di riproporre quella quasi meraviglia che lo spirito dell'artista bambino coglieva nel frenetico movimento delle eliche.
Una sensazione che Mancino rappresenta con tinte solari cercando di rendere percettibile il fruscio originato con il contatto del vento. Un vento come fonte di energia capace di portare via i pensieri lontano.
L'eterno contrasto fra caos e ordine pur apparendo nitido nella collezione di opere che Diego Mancino ha voluto definire "Spirali", finisce per dare, comunque una visione di armonico. Non a caso i colori si susseguono rincorrendosi fra le varie sfumature che seppur in contrasto riescono a fondersi quasi a dare origine ad una tinta sola. Basta lasciarsi andare un poco per perdersi nel turbinio del vortice sentendosi coinvolti a livello prima visivo, poi mentale, infine, corporale.
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Luciano Pignataro Wine Blog
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