IL DENARO - Umberto: il locale riapre i battenti all'insegna delle novitą
07-09-2010

Imprese & Mercati
Ristorante Umberto: il locale riapre i battenti all'insegna delle novità
di Giancarlo Gambalonga
Umberto riapre i battenti. Come accade nelle migliori storie, la quasi secolare esperienza (il ristorante della famiglia Di Porzio nasce nel 1916) di recente ha incontrato la novità e la modernità. Il locale, infatti, ha subìto un importante restyling, che non ne ha però sconvolto la peculiare atmosfera e il clima caldo e accogliente. Il rinnovo dell'immagine, che tre anni fa ha coinvolto il logo, ha rivoluzionato anche l'interno che, oltre a essersi "ringiovanito" con una cucina e una sala nuove di zecca, si è anche piegato alla tecnologia. Adesso, infatti, sarà possibile sfruttare la connessione Wi-Fi messa a disposizione di tutti i clienti. In questo modo fra una pizza margherita e un pesce alla brace sarà possibile navigare su Internet. Così come sarà possibile partecipare a eventi mondani, come ad esempio le mostre di artisti campani organizzate in collaborazione con l'associazione culturale Eughea o i corsi di degustazione enogastronomica assieme alle più importanti associazioni (Slow Food, Avpn, Ais). La famiglia il 22 agosto scorso ha perso Giuseppe Di Porzio (detto Peppino O'ragioniere), il decano dei ristoratori napoletani.IL MATTINO - Addio a Di Porzio il Decano dei ristoratori napoletani
22-08-2010

IL MATTINO 22/08/2010 - Chiara Graziani
Dire che era il decano dei ristoratori napoletani rende in parte la figura di Giuseppe Di Porzio, Peppino 'o ragioniere, 86 anni che ieri mattina ha salutato per l'ultima volta Napoli ed il suo storico ristorante «Umberto» a via Alabardieri, anno di fondazione 1916. È morto a casa, stroncato dal manifestarsi improvviso di un male irrevocabile che gli ha imposto una durissima prova, durata un mese. C'erano i figli, Linda, Lorella, Roberta e Massimo che - come lui aveva raccolto il testimone del fondatore don Umberto 'o Treddeta e di sua moglie Ermelinda - raccolgono il suo. Giuseppe Di Porzio ha vissuto una vita piena. Mettendo a punto ogni giorno l'arte difficile del ristoratore aveva attraversato epoche durissime (il fascismo, la guerra, il dopoguerra, per Napoli una calamità quasi peggiore del conflitto) e resurrezioni collettive (il boom economico, la dolce vita). Ne è stato una piccola parte, servendo molti dei suoi protagonisti, raccogliendo confidenze, comprendendo i cambiamenti in corso. E facendo di «Umberto» un accogliente crocevia di storie e persone. Di recente vedeva la città impantanata, ferma. Gli restavano i ricordi di quando tutto correva ed anche un ristorante giocava la sua parte in una recita più allegra. Ricordava che il tavolo a destra, il terzo, un po' isolato, era di Renato Caccioppoli, il grande matematico che, nel '38, si scagliò contro Hitler ed il nazismo. Raccontava di Eduardo e le corse per accontentarlo quando mandava a chiamare dal vicino teatro Sannazaro. Avrà rivisto, in quest'ultimo mese di apparente isolamento, i camerieri- attori e gli attori-attori che si godevano lo scambio di ruolo. Tempi più promettenti, ottimisti. Nei quali ebbe la fortuna di lasciare un segno. c.gr.
DEN - MARZO 2010 - Un tavolino con la tovaglia rossa
01-03-2010

a cura di Andrea Nastri
Nato nel 1916 il ristorante dei Di Porzio sente il bisogno di rinnovare immagine e logo.
La storia di questo antico ristorante napoletano inizia nel 1916, quando Ermelinda ed Umberto Di Porzio fondarono una piccola trattoria, conosciuta come la trattoria di 'Don Umberto'. Già dieci anni dopo, visto il successo delle sue pietanze e del suo ottimo vino, si ingrandisce assumendo il rango di ristorante pizzeria.
Come accade nelle migliori storie, la grande tradizione e l'ormai secolare esperienza hanno recentemente incontrato la novità e la modernità. Il locale infatti tre anni fa ho subito un importante restyling, che non ne ha però sconvolto la peculiare atmosfera ed il clima caldo ed accogliente.
Il rinnovo dell'immagine, com'era logico che fosse, ha coinvolto anche il logo. E' infatti molto moderna ed accattivante l'immagine del tavolino con tovaglia rossa che va ad accompagnare l'ormai consolidata scritta 'Umberto'. Esso rappresenta una immagine spiccatamente moderna, pur con un suo preciso significato legato alla storia. Il rosso infatti sta a simboleggiare l'intimità e l'atmosfera calda ed accogliente che il locale ha saputo conservare, da sempre ritrovo ideale per una cena intima e romantica.
Sul logo infine troviamo anche il richiamo ai 'locali sotrici d'Italia', una ristretta cerchia di locali di altissimo livello di cui 'Umberto' fa orgogliosamente parte.
Oggi a quasi cent'anni dalla fondazione sono i nipoti di Umberto a gestire il ristorante con la passione e la competenza che ci si può attendere da una famiglia impegnata da quasi un secolo nell'accoglienza e nella riproposizione di ricette, di vini e di piatti della cultura enogastonomica partenopea.Luciano pignataro wine blog - Umberto e 7 ricette fra tradizione e innovazione
22-01-2010

a cura di Marina Alaimo
Qui tutte le referenze e la scheda nel sito http://www.lucianopignataro.it/a/da-umberto/3362/
Il ristorante Umberto a Napoli rappresenta una testimonianza storica della culinaria classica partenopea essendo aperto dal 1916, qui si cucina da almeno tre generazioni e tra ricette saporose e le piacevolissime chiacchiere scambiate con i padroni di casa, dotati di naturale garbo tipicamente partenopeo, si mantiene ben saldo il ricordo del magnifico passato di una capitale.
Si perché non solo le opere artistiche o architettoniche di una città sono testimoni della sua storia, ma anche la gastronomia rappresenta una memoria non trascurabile degli usi e costumi e quella partenopea ci racconta di un passato ricco e intriso di diverse influenze culturali. Lorella, Roberta e Massimo Di Porzio vivono con grande passione ed estrema spontaneità il compito di continuare a tramandare la cultura gastronomica napoletana, senza imporsi regole restrittive, ma dando ampio spazio alla creatività ed alla continua ricerca di prodotti tipici spesso dimenticati perché non di tendenza.
Pur trovandoci nel salotto buono di Napoli, siamo a due passi da Piazza dei Martiri, il menù si articola tra piatti sontuosi e piatti della tradizione povera, si continuano a proporre le pietanze che preparava la nonna Ermelinda, fondatrice insieme al marito Umberto Di Porzio di quella che in origine era una piccola trattoria, locata proprio nell'angolo tra via Alabardieri e Piazza dei Martiri, improntata su piatti popolari realizzati con i prodotti dell'orto di famiglia posto sulla collina di Posillipo, carne di maiale e baccalà, poco pesce, anzi direi quasi assente in quanto il popolo non poteva permetterselo, il vino era quello della casa fatto in proprio, si possono trovare quindi ancora in carta il porco in agrodolce, antica ricetta del settecento oggi realizzata con maiale nero casertano, le linguine alla natalina, il piatto dei poveri previsto per la vigilia di Natale dove la pasta viene condita con un sugo di pomodorini del piennolo, uva passa, pinoli e noci, poi ancora i tubbettoni Treddeta, soprannome del nonno Umberto dovuto alla mancanza di due dita ad una mano perse in un tragico incidente, i tubbettoni sono storicamente graditissimi ai napoletani ed in questo caso vengono conditi con pomodorini, polipetti, olive nere di Gaeta e capperi, tra i dolci ho ritrovato con estremo piacere il biancomangiare, dessert al cucchiaio antichissimo composto da una profumatissima crema di mandorle, ma anche la famosa percocata, torta di ricotta e pesche vesuviane, grande spazio viene poi dedicato alle pizze, altro capitolo di notevole importanza nella storia gastronomica partenopea.
Vengono ancora preparate pizze di tradizione antica come la "scarpariello", fatta con pomodoro, aglio, formaggio pecorino grattugiato ed olio, la "mastunicola" di casa a Napoli ancor prima che fosse introdotto l'uso del pomodoro, condita semplicemente con lardo, pecorino e pepe, poi c'è la tipica margherita e la pizza fritta ripiena di ricotta, cicoli e pepe, i pizzaioli attuali sono Gaetano Di Lorenzo ed Enzo Mariniello, allievi dello storico maestro Leopoldo Arienzo che insieme allo chef Gennaro Pace, affiancato ai fornelli da Antonella Tango e Francesco Errico, sono considerati in maniera molto affettuosa componenti importanti della famiglia.
Ma il ristorante Umberto non è solo tradizione, i proprietari amano arricchire e variare di continuo il menù seguendo con rigore la stagionalità dei prodotti, grande attenzione è data anche alle novità, senza mai rinnegare le proprie origini e senza farsi condizionare dalle tendenze del momento, questa linea di pensiero è senza dubbio sintomo di grande personalità e cultura, anche gli arredi, con mio immenso piacere, sono quelli scelti negli anni 60, quindi il locale senza volerlo si pregia di un look vintage, oggi di gran moda, arricchito dall'esposizione di interessantissime mostre di quadri ed opere di artisti, spesso napoletani, ma non solo,realizzate in collaborazione con l'associazione culturale Eughea. La carta dei vini è ampia e curata con etichette quasi esclusivamente italiane, i proprietari sono sommelier e grandi appassionati di vino.
Il ristorante è aperto sempre tranne il lunedì.La Repubblica - Trova Napoli: Guida alla cittą
08-12-2009

A Chiaia da poco meno di un secolo c'è il Ristorante "Da Umberto". Nato nel 1916 come trattoria di "Don Umberto" fondata da Ermelinda e Umberto Di Porzio, il locale è famoso per la pizza eccellente.
SALE E PEPE - Pizza Bella Napoli secondo la migliore tradizione partenopea
28-07-2009

Sale e Pepe - Agosto 2009
Pizza Bella Napoli secondo la migliore tradizione partenopea
A cura di Enza Dalessandri.Il più autentico simbolo della gastronomia partenopea è interpretato da cinque maestri della tradizione. In semplicissimi capolovori, da riprodurre anche a casa con lo stesso straordinario successo.
La Base Perfetta: la ricetta ufficiale della pasta per la pizza è codificata dal disciplinare dell'Associazione verace pizza napoletana, che riunisce le pizzerie storiche della città è un centinaio di altri locali in Italia e nel mondo per la difesa e valorizzazione della pizza prodotta secondo le antiche tradizioni napoletane.
Per preparare l'impasto il disciplinare dell'Associazione prevede l'uso dell'impastatrice e 8 ore di lievitazione...Stile Autentico: con i suoi friarielli (peperoncini verdi) che occhieggiano tra i pomodorini e provola, questa pizza è un concentrato di napoletanità. Campeggia nel menù di Umberto, lo storico locale di Chiaja aperto nel 1916.
Peperoncina:per 4 persone:
preparazione 15 minuti - cottura 20 minuti - 780 cal/porzione*850 gr. di pasta per pizze divisa in quattro
* 150 di provola affumicata
*Farina q.b
*250 gr. di pomodorini
*350 gr. di peperoncini verdi
*40 gr. di scaglie di parmigiano reggiano
Basilico, sale e olio extra-vergine q.b.Preparazione:
1.- Tagliate a dadini la provola, lavate i pomodorini, pulite i peperoncini verdi e rosolateli per qualche minuto a fiamma alta con due cucchiai di olio extra vergine ed un pizzico di sale. Schiacciate l'impasto per pizza con le nocche delle dita per fare uscire l'aria, poi, con le mani infarinate, tirate e tumburellate ogni panetto fino ad ottenere un disco sottile.
2.- Sistemate i dischi di pasta in quattro teglie da pizza di 20/22 cm. unte d'olio, distribuite i pomodorini, i peperoncini verdi precedentemente saltati, il basilico, la provola affumicata e completate con un giro d'olio extra vergine.
Infornate a 230° per 15 minuti e servite le pizze cosparse di scaglie di parmigiano.IL MATTINO - I COLORI DELLA CUCINA
15-06-2009

I Colori della cucina
Invitanti spaghetti con polpi e gamberi su fondo nero, il classico pomodoro indossato come un bel ciondolo e il Vesuvio che erutta pasta e pizza. Gli artisti si sono sbizzarriti a rivisitare la cucina napoletana per la I edizione del concorso di illustrazione «Tavole a colori» promosso dal ristorante Umberto in sinergia con il Comicon. Ventotto le opere in competizione, realizzate da giovani creativi delle scuole d'arte, che hanno dato via libera alla loro fantasia per «interpretare» il tema del concorso. Tra queste la giuria, composta da rappresentanti degli enti promotori e partner (British Council, Scuola di Comix, Comicon salone del fumetto e Wacom), oltre che da esperti e docenti di comunicazione visiva, ha scelto i vincitori. Prima è stata Valentina Russo con «Eufonia» seguita da Fabrizio Valerio Sannino con «Pomod'oro 18 Kt» e Stefano Iorio con «Boom di Sapore». Altri riconoscimenti sono andati alle opere più votate e alle migliori idee creative. Le tavole in concorso sono visionabili sul sito web www.umberto.it. «È stata un'esperienza molto positiva - dice Massimo Di Porzio, patron di Umberto - che ripeteremo il prossimo anno, visti i risultati. È stato bello vedere l'entusiasmo e l'interesse suscitato dal tema «cibo», a dimostrazione che la cucina mediterranea è un must della nostra cultura». Fino al 3 luglio tutte le opere dei giovani creativi sono esposte nelle sale del ristorante di Chiaia.
IL MATTINO - TUTTI I COLORI A TAVOLA
30-04-2009

«Tavole a colori» è il titolo del concorso riservato agli illustratori non professionisti sul tema cibo mediterraneo. L'iniziativa è del ristorante «Umberto». C'è tempo fino al 22 maggio per illustrare ed interpretare creativamente il cibo mediterraneo: le opere, a colori dovranno essere inviate al sito www.umberto.it. «La sinergia con il Comicon è ormai consolidata - spiegano i fratelli Massimo, Roberta e Lorella Di Porzio dello storico locale napoletano - e ci piaceva, quest'anno, dare spazio ad autori del mondo dell'illustrazione offrendo l'opportunità di realizzare delle tavole sul tema del cibo mediterraneo che a noi sta particolarmente a cuore». Tra i premi in palio uno stage di illustrazione di un mese, presso la Scuola Italiana di Comix. A scegliere le tavole vincitrici una giuria composta da esperti di comunicazione visiva, affiancata da una giuria popolare che potrà esprimere la sua preferenza attraverso il voto online su www.umberto.it.




